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sabato, 26 novembre 2005

30 NOVEMBRE: I RIFORMATORI LIBERALI A ROMA PER COSTRINGERE BERLUSCONI ALLA RIVOLUZIONE LIBERALE

Si svolgerà mercoledì 30 Novembre a Roma la prima assemblea nazionale dei Riformatori Liberali. Di seguito il programma:

AMERICA MERCATO INDIVIDUO - Assemblea nazionale dei Riformatori Liberali

Roma - 30 novembre 2005, ore 10-18
Spazio Etoile, P.za San Lorenzo in Lucina
concluderà i lavori:
SILVIO BERLUSCONI

Relazioni:
BENEDETTO DELLA VEDOVA, MARCO TARADASH, PEPPINO CALDERISI
CARMELO PALMA
Interventi:
Alfredo Biondi, Sandro Bondi, Antonio Martino, Stefania Prestigiacomo, Alberto Beretta Anguissola, Ernesto Caccavale, Cinzia Caporale, Giuliano Cazzola, Alessandro Cecchi Paone, Luca Cesana, Piero Craveri, Biagio Crescenzo, Enzo Crialesi, Raimondo Cubeddu, Alessandro Dalla Via, Roberto De Nardo, Alessandro De Nicola, Arturo Diaconale, Dario Fertilio, Oscar Giannino, Ivan Maravigna, Piero Milio, Carlo Monaco, Piero Ostellino, Bartolo Pellegrino, Giuseppe Pennisi, Matteo Pradella,Gaetano Quagliariello, Emilia Rossi, Alessandro Tapparini, Sofia Ventura
(comunica la tua partecipazione a
info@riformatoriliberali.org)


Postato da: JohnGalt1975 a 21:06 | link | commenti (2)

domenica, 20 novembre 2005

PISA: UN CONVEGNO NEL CENTENARIO DI AYN RAND, "PASIONARIA" DEL CAPITALISMO

Pisa giovedì 24 novembre ore 16
"MERCATI LIBERI E MENTI LIBERE - AYN RAND 1905-2005"
Facoltà di lingue e letterature straniere Aula 3 Via Santa Maria 85

Intervengono
RAIMONDO CUBEDDU, Professore dell'Università di Pisa
NICOLA IANNELLO, Giornalista e saggista
MARCO FARACI, Saggista
ALDO CANOVARI, Editore della Casa Editrice "Liberilibri"
Modera
STEFANO MAGNI, Giornalista de "L'Opinione"
Introduce
GIANNI NENCINI, Associazione studentesca LiberaPisa

Nel corso del convegno sarà presentato il dramma teatrale di Ayn Rand "La
Notte del 16 Gennaio" (edizioni Liberlibri").


Riferimenti
Marco Faraci (mfarac@tin.it)
Marco Cecchi (mcecchi74@tin.it)


Postato da: JohnGalt1975 a 21:28 | link | commenti

ANSA . COMUNALI ROMA: CECCHI PAONE PRONTO A CANDIDARSI A SINDACO

ROMA, 18 nov - Alessandro Cecchi Paone, volto noto di Rete 4, giornalista e scrittore lancia la sua candidatura a sindaco di Roma dalle pagine del free press romano Barrio.

\"Se Berlusconi me lo chiedesse accetterei senza pensarci due volte il ruolo di Anti Veltroni - afferma Cecchi Paone - è esclusivamente lui che devo ringraziare se ho avuto la possibilità di candidarmi alle scorse europee\".

Romano di nascita, 44 anni, vanta una carriera televisiva decennale e una, più recente, di professore universitario alla Bicocca di Milano. Alessandro Cecchi Paone scende per la prima volta in politica con Forza Italia per le Europee 2004. Una esperienza che il conduttore romano considera positiva dal momento che con 30 mila voti risultò il primo dei non eletti.

Cecchi Paone, che ha fatto della difesa dei diritti gay la sua bandiera e che si definisce un opinionista senza peli sulla lingua, ha già le idee chiare su cosa farebbe se venisse eletto sindaco di Roma: \"come sindaco, farei di Roma una città alla pari con le altre capitali europee e non sarei certo un uomo di partito\". \"Veltroni? Ha fatto un buon lavoro, ma Roma purtroppo non è ancora alla pari con le altre capitali europee\", risponde Cecchi Paone a Barrio.


Postato da: JohnGalt1975 a 21:14 | link | commenti

domenica, 13 novembre 2005

Tutti a scuola da Tony?

di Alessandro Tapparini

“Se si vuole davvero dare alla crescita un'impronta basata sull'innovazione e sulla ricerca allora bisogna aver chiaro che il tema principale è costituito dalla scuola. Parafrasando un famoso slogan, adottato da Tony Blair, potremo dare una semplice indicazione per il programma in corso di elaborazione da parte del centrosinistra: prima priorità, la scuola pubblica; seconda priorità, la scuola pubblica; terza priorità, la scuola pubblica”.
Così Enrico Borselli, intervenendo a Riccione al Congresso di Radicali Italiani, citava la risposta che nel 1997, entrando a Downing Street, Tony Blair diede ad un giornalista che gli chiedeva quali sarebbero state le prime tre priorità del suo nascente governo.
Ma cosa intendeva Boselli in concreto, al di là della generica richiesta di aumento di stanziamenti a favore della scuola statale (e ad un accenno alla questione degli insegnanti di religione, che però è riconducibile al filone “Zapatero” più che a quello “Blair”)?

Sarebbe bene fugare sin d’ora gli spiacevoli equivoci che su questo delicatissimo terreno possono crearsi. Perché il blairismo in materia di pubblica istruzione è roba pesante, anzi pesantissima: sarebbe bene capire se chi lo evoca fa sul serio oppure si concede parole in libertà (..ed è allarmante che un vigoroso plauso a Boselli sia subito giunto dalla colonne dell’organo di Rifondazione Comunista).

In effetti, una delle più importanti e coraggiose imprese realizzate da Tony Blair – affrontando a muso duro la strenua opposizione dei sindacati degli insegnanti – è stata la riforma della pubblica istruzione; ma in quel caso l’aumento dei finanziamenti è stato solo un aspetto della questione, ed è avvenuto in base ad una logica decisamente peculiare, basata su due pilastri.
Il primo pilastro è la radicale rivoluzione meritocratica che pretende qualità da parte di ciascun insegnante, differenziando i salari dei docenti in base ai risultati raggiunti (“Performance Related Pay”) verificati annualmente con un severo sistema di monitoraggio capillare «a tappeto» (anche tramite appositi test di valutazione che erano stati introdotti dalla Thatcher). Un insegnante che risulti molto bravo, guadagna così molto di più di quanto potesse sperare in passato; ma in caso di esito “irrimediabilmente” negativo dei controlli, si può dar corso al licenziamento del singolo insegnante o addirittura alla chiusura dell’intero istituto. Insomma, una vera e propria “tolleranza zero” contro le inefficienze del personale docente.

Il secondo “pilastro” è quello della “privatizzazione”. Blair è uno che ha capito che la “pubblica istruzione” non avrà mai qualità se la scuola statale non viene “messa sotto pressione” dalla sfida della competizione con i privati. Il potenziamento del settore privato venne definito «lo strumento migliore per pilotare il cambiamento e l'innovazione» da Michael Barber, consigliere del governo per le politiche all'educazione.
Nel 2001 il governo Blair ha presentato un “rapporto” intitolato “Schools - Building on Success” in cui si è illustrato il progetto di una scuola che si adatti alle caratteristiche del singolo studente, anche in base alle richieste che il mercato del lavoro esprime nei confronti dei nuovi diplomati.
In questo senso, la politica attuata da Blair – il quale, per inciso, ha mandato tutti i suoi tre figli a studiare in scuole private cattoliche – guarda anche al ruolo competitivo delle scuole private tout-court, ma non solo: investe anche sul mecenatismo dei privati verso qualunque scuola, anche statale. Si pensi alla sponsorizzazione degli istituti «specializzati», altra innovazione introdotta dal governo Blair nel 1999. In pratica, una scuola superiore (per i ragazzi di 11-18 anni) che in aggiunta al Programma nazionale insegni anche una disciplina particolare aggiuntiva (arte, scienza, lingue, economia) riceverà crediti governativi supplementari, purché per farlo reperisca 50.000 sterline (71.000 euro) da fonti esterne, cioè da finanziatori privati. Nel 2003 il giornalista del Financial Times Tobias Jones in un articolo pubblicato in Italia dalla rivista “Diario” spiegava che grazie a Blair “l’ideale dell’Old Labour di istruzione universale è morto e sepolto. L’uguaglianza si siede dietro l’«opportunità». Perciò, la sfiducia del Labour nel «privato» e l’amore per il pubblico, secondo i critici da sinistra di Blair, vengono rovesciati. Ospedali e scuole possono benissimo diventare joint venture «pubblico-private», decentralizzate e indipendenti dal governo centrale. È la devoluzione, la privatizzazione parziale, dei servizi pubblici”.
Attenzione: quello del 1999 non è stato un intervento isolato ma, al contrario, l’inizio di un lungo processo che Blair sta tutt’ora portando a compimento. Il 25 ottobre il ministro dell'istruzione Ruth Kelly ha presentato alla Camera dei Comuni un “Libro bianco sulla scuola” in cui si propone di introdurre forme di autogestione delle scuole da parte di un “consiglio di genitori”, che sia libero di chiedere finanziamenti a qualunque privato disposto a "sponsorizzarli", anche influenzando i contenuti dei programmi scolastici. Due giorni prima con un lungo ed appassionato discorso alla nazione lo stesso Blair aveva spiegato il suo progetto di un sistema “opened up to real parent power”, aperto ad un potere effettivamente nelle mani dei genitori: nel senso che, fermi restando tutti i controlli governativi sulla qualità e sull’efficienza, ogni singola scuola dovrà rendere conto delle proprie scelte didattiche non al governo nazionale o locale, bensì direttamente alle famiglie degli alunni, in modo da creare un vero e proprio mercato dell’istruzione, con la scelta nelle mani dei “consumatori” finali.

Allora: io non dubito che i radicali siano prontissimi ad inerpicarsi su sentieri così scoscesi.
Ricordo che nel Manifesto pro-global di qualche anno fa si affermava: “occorre superare in ogni settore, dalla sanità alla scuola alla ricerca scientifica, le incrostazioni monopolistiche, e favorire quella competizione tra “pubblico” e “privato” che offre più scelte, più opportunità, più servizi per ciascun cittadino”.
E ricordo che Emma Bonino ad una convention radicale nel marzo dell’anno scorso aveva elogiato la scelta del Governo Blair sui servizi pubblici, cioè “quella di rendere il consumatore «re», di offrirgli la possibilità e la responsabilità della scelta. Anche nella scuola e nella sanità”.

Nutro invece seri dubbi che la capacità e la volontà di infilarsi in questa porta stretta alberghi anche tra i compagni di strada socialisti (…“di tutti i partiti”, come diceva Hayek).
Per non parlare, a proposito di programma in corso di elaborazione da parte del centrosinistra, dell’ipotesi di un eventuale Governo Prodi prossimo venturo in grado di sfidare i “movimenti” organizzati degli insegnanti su questo terreno, che mi appare come un vero e proprio esercizio di fantascienza speculativa. Sarei ben lieto di essere smentito dai fatti, ovviamente.

Ma non è tutto. La rivoluzione scolastica blairiana non si limita alla questione del rapporto pubblico-privato: viola anche un altro tabù della tradizionale concezione socialista, ossia l’egualitarismo. Una ulteriore riforma dell’anno scorso prevede infatti che gli alunni vengano distribuiti nelle classi non più solo in base all’età, ma anche in base alle capacità di apprendimento dimostrate. Alle classi di coetanei si sostituiranno così le classi di “altrettanto bravi”. E l’esame finale per il diploma (quello che in Italia molti chiamano ancora “esame di maturità”) sarà aperto a tutti gli studenti tra i 14 e i 19 anni.
A suo tempo Daniele Capezzone sul forum di radicali.it si espresse a favore di un siffatto sistema di istruzione, che “crea una dinamica in cui ciascuno sa che avrà quel che saprà conquistarsi” e che “incentiva tutti all'unica "gara" che davvero conta nella vita, e cioè quella con se stessi, per migliorarsi, progredire, crescere...”. Fece benissimo, a mio modesto avviso. Non mi risulta però che su questo fronte si sia mai registrato un cenno di assenso da parte dei socialisti (“di tutti i partiti”, come sopra); posto che una analoga anche se meno drastica innovazione è presente anche nella tanto vituperata “Riforma Moratti”, che istituisce i “gruppi di livello”, all’interno di classi che possono ospitare bambini di 20 mesi di differenza.

Ecco: non so se Enrico Boselli avesse in mente tutte queste cose, quando evocava Tony Blair a proposito di porre come priorità l’intervento sulla pubblica istruzione.
Forse il suo riferimento si limitava all’aumento dei finanziamenti; ma anche sotto questo profilo sarebbe opportuno ricordargli, a scanso di equivoci, che l’anno scorso per reperire i fondi per finanziare la scuola e la sanità il new labour ha fatto ricorso al taglio di ben 80.000 posti di lavoro “inessenziali” nel pubblico impiego, con, un risparmio annuale fino a 22 miliardi di euro, oltre l'1.5% del PIL inglese. Nell’ambito di quei tagli, sono state chiuse anche numerose scuole medie scadenti, ritenendo che scuole scadenti sono un danno e non una risorsa, e lo sono per i figli degli operai assai più che per i figli dei signori.


Postato da: LiberaleEuropeo a 10:02 | link | commenti (1)

lunedì, 07 novembre 2005

IL GIORNALE - 7 NOVEMBRE 2005
"IL RADICALE DEL POLO: IL SINDACATO? FORZA POLITICA ABUSIVA"

Pubblichiamo l'intervista di Giancarlo Perna a Benedetto Della Vedova sul al "Giornale" (7 Novembre 2005 - pag. 10). Un Della Vedova a tutto campo su riforme liberali, politica estera e strapotere sindacale "

Nostalgico dell'alpestre Tirano in quel di Sondrio dove ha visto la  luce, Benedetto Della Vedova ha scelto di annidarsi in un ultimo piano  senza ascensore. Se non stramazzi su uno dei 103 scalini, arrivarci vale la pena. La casa è bella, il terrazzo ampio, la veduta suggestiva. Siamo nel cuore della plebea Suburra veteroromana. oggi quartiere alla moda per fasce di reddito dai seimila in su.

ll quarantatreenne valtellinese è in maniche di camicia. La moglie cura i fiori. La bimbetta di due anni, dorme. Il lupo bianco passeggia meditabondo. Tutto è pace e silenzio. Della Vedova sta come un papa e non si direbbe che esca da un trauma.

«Hai lasciato i radicali», dico mentre rifiato.

«Con Taradash e Calderisi ho fondato i Riformatori Liberali per innervare di radicali la Cdl». dice Della Vedova, un tipo alto e sottile con occhialetti senza montatura sul viso lungo.

«Paimella invece è pianato nello Sdi di Boselli. Chi di voi è lo scissionista?». chiedo.

«Non parlerei di scissione. Ci siamo divisi sulla politica italiana. Resto nel Partito radicale transnazionale», dice Benedetto e aggiunge con modestia: «I radicali con la erre maiuscola coincidono con Pannella».

«Qual è il tuo rapporto con Marco?».

«Umanamente, solido quanto mai».

«Era il tuo faro», dico.

«Marco è sempre stato "la politica", per me. Lui ha una marcia in più. Divenni radicale per rompere con una tradizione dc di famiglia. Mio nonno era sindaco dc di Tirano. Lì si prendeva male Radio Radicale, ma mi bastò per capire che radicale era un modo di non essere nè comunisti, nè dc. All'università, a Milano, sono poi diventato un fan della Radio e di Pannella», dice Benedetto che chiede se può fumare il sigaro. Ma poi lo terrà in mano senza mai accenderlo.

«Ora tu sei di qua, Marco di là».

«Penso che i radicali hanno più spazio nel centrodestra che è un magma in continuo divenire. Il desiderio di politiche liberali e all'americana è più forte nella Cdl che in quel corpaccione ingessate e stanco dell'Unione».

«Pannella e Boselli. Alleanza naturale o fasulla?», domando.

«/Realpolitik/. Qualche punto di incontro, come la laicità dello Stato. Depodiché, penso che socialisti e liberisti radicali siano alternativi. Marco sostiene invece che sono sinonimi».

«Una fantasia».

«Ma il vento che tira porta di là. Il congresso Pr ha avuto /audience/ come non mai, perché chi sta a sinistra trova una sponda fantastica sui giornali».

«Chi sta a destra, invece?».

«Ha più spazio politico per la fluidità di cui parlavo. Ma rischia perché possono venire fuori rigurgiti clericali alla Giovanardi e Buttiglione o la vena cupa del populismo leghista».

«Chi ha spinto a sinistra, Pannelì a o Capezzone?».

«E’ Pannella che ne porta la responsabilità politica. Ho sempre chiesto che il Pr smettesse di correre da solo e facesse alleanze. Rispondevano che nessuno ci voleva. Improvvisamente c'è stata una inedita disponibilità ai compromessi e l'alleanza con lo Sdi».

«Ha molto scalpitato Capezzone. Che tipo è?».

«Molti talenti e indubbia agilità politica. Tra noi, era il più contrario al centrosinistra. Ha sempre criticato Blair, idolo dell'Ulivo. E’ stato strenuo difensore di Bush, della guerra in Irak, dei /neocon/ Usa».

«Come vedi Pannella con Prodi?».

«Marco sa cavalcare i paradossi e stare con Prodi è un paradosso al cubo. Di lui, diceva: "Se vince, vado in esilio". Prodi è il presidente
Ue che abbiamo contestato con durezza. Ora guida giustizialisti, ambientalisti ideologici, il ritiro inunediato dall'Irak, la sindacatocrazia. Le bestie nere del Pr», sorride.

«Ce l'hai col sindacato?».

«Per il declino del Paese si incolpano governo, imprenditori, Fazio, la Cina. Non una parola sulle responsabilità del sindacato».

«E’ ll figlio dell'oca bianca».

«Una forza politica costituzionalmente abusiva, con un ruolo enorme che non gli spetta. Chi è responsabile del degrado scolastico se non il
sindacato che non hai mai badato agli studenti, ma solo alle corporazioni. Il sindacato uccide la concorrenza. Livella i salari e poi fa predicozzi. L'esempio è Cofferati, che fomenta i disordini, poi fa l'uomo d'ordine e non vorrebbe pagare dazio», dice Della Vedeva con tono calmo, ma di chi è anni luce altrove.

*I radicalsocialisti vogliono ridiscutere il Concordato. E un problema
essenziale?*

«Sollevare la questione per ritorsione alle presunte ingerenze di Ruini, è sbagliato. ll Concordato va messo semmai in discussione perché mostra
come in Italia anche la religione è statalizzata. Da noi perfino alle Onlus, quintessenza del volontariato, viene dato uno /status/ pubblicistico. Vorrei una società più americana, con associazioni private e libere».

*Il cardinal Ruini si impiccia troppo?*

«Può dire ciò che gli pare. Tocca alla gente, a cominciare dai cattolici, esercitare il libere arbitrio e ai politici rivendicare l'autonomia della politica. Coi fatti, non con censure».

*Hai lasciato Pannella per il Cav. In che gli sei affine?*

«Spero che, tra le mille anomalie italiane, l'anomalia del Cav sia ancora capace di rinnovare questo Paese. Conto sulla sua impoliticità
per nuove scelte liberali, in lui dettate più da istinto che da sapienza politologia. Abbassare le tasse, è una scelta liberale. Sbrigliare l'economia, pure».

*La guerra irachena?*

«Nonostante tutto, è stata una soluzione. Dare agli iracheni una parvenza di Stato di diritto, è bene per loro e per noi. Fassino dice che i veri resistenti sono quelli che sono andati a votare. Ma fosse stato per lui, non sarebbe successo nulla».

*Con gli islamici, dialogo o maniere forti?*

«Siamo condannati a puntare sull'islam che vuole, a suo modo, istituzioni moderne. Insegna la Turchia, in cui il partito islamico al potere vuole entrare in Europa e non farle la guerra».

*Hai votato i referendum sulla procreazione?*

«Sì, per contrastare il proibizionismo cattolico. Non era in gioco il diritto alla vita, ma la banale conferma della pratica più che ventennale della procreazione assistita».

*E’ la destra, con cui ti sei schierato, che più la contesta.*

«Hanno votato Fini, Martino, Prestigiacomo. Berlusconi ha ripetuto che non è un tema di governo. Tanti votano destra perché hanno le scatole piene della sinistra, ma sono antiproibizionisti».

*Su coppie di fatto, Pacs, sei più sulla linea aperta di Prodi o quella
di chiusura della Cdl?*

«Sono per aiutare soprattutto gli omosessuali, i meno tutelati. Berlusconi, che ha una moglie molto sensibile a questi temi e che penso si faccia sentire, non può vincere le elezioni contrastando i Pacs. Tanti nella Cdl pensano come me e non come Giovanardi».

*Sei contro il nucleare da fedele seguace di Pannella?*

«Riaprirei la questione senza pregiudizi. Non ha senso dire no confinando con Francia e Svizzera piene di centrali».

*Come hai votato nel referendum dell'88?*

«Temo di avere votato contro il nucleare...».

*La vostra adesione alla Cdl, quanti voti vale?*

«Se ho creato, con altri, un nuovo partito. è perché vedo grandi potenzialità. Ma bisogna che la Cdl dia visibilità a noi Riformatori Liberali».

*Non sei più parlamentare europeo e non so di che campi. Cerchi una
sedia a Montecitorio?*

«Certo. Per chi fa politica, la presenza nelle istituzioni è essenziale. Per la politica ho lasciato a 32 anni un bel posto all’Irer, l'Istituto economico della Lombardia. Oggi, ho una rubrica sul /Corsera/, tre su /Radio Radicale/ e scrivo sul /Foglio/. Da luglio, sono consigliere Cnel».

*Quali promesse da sirena ti ha fatto il Cav?*

«Ho fatto una scelta mia, senza chiedere compensi. Credo sia nell'interesse del Cav avere noi in Parlamento. F una questione di serietà, nostra e sua».

*Ti fidi dopo lo scherzetto fatto a Taradash e Calderisi scaricati dalla
Cdl nel 2001?*

«Sono portato a dare fiducia. Consapevole però dei rischi. Ma Berlusconi è attento al suo interesse e questo è nel suo interesse».

*Che pensi del Cav?*

«E uno che guarda avanti, sempre in competizione con se stesso. E vuole confermarsi innovatore anche per il 2006».

* Dopo 12 anni, tanto nuovo non è più.*

«Di là c'è un brontosauro come Prodi, ministro dal 78».

* In che ti ha deluso il governo?*

«Che non abbia avviato dall'inizio le riforme liberali. Comunque, ha riformato pensioni, niercato del lavoro, scuola, ecc. e ha tenuto una linea di politica estera ineccepibile. Con la sinistra niente di simile e che faccia la morale, fa ridere».

*Quali ministri ti sono piaciuti e quali no?*

«Fini, per le sue posizioni innovative da destra spagnola, e la Prestigiacomo. Non mi sono piaciuti Buttiglione e Giovanardi per il clericalismo. Né Alemanno che ha fatto il suo mestiere di destra sociale. Più da socialista che da uomo destra».

*Si mormora che il Cav, prima delle elezioni, lascerà a un altro.*

«Ha ferma intenzione di giocarsela da solo. La sorpresa è l'ultimo dei suoi pensieri».

*C'è qualcuno a sinistra che ti ispira fiducia?*

«C'è gente di qualità. Anche con personalità liberali, ma ingabbiate in un contesto che non le consente di esprimersi».

*Come finirà nel 2006?*

«La sinistra dice che il Cav ha fallito, sperando che una falsità ripetuta diventi vera. I fatti diranno che la partita nel Paese è apertissima».

*Se vince Prodi?*

«Sarà una perfetta delusione».

 

 

 

 


Postato da: JohnGalt1975 a 21:40 | link | commenti (3)

domenica, 06 novembre 2005

UN BLOG ANCHE PER MARCO TARADASH

Il nostro blog "Della Vedova 2006" è lieto di aggiungere tra i propri link "America, Mercato, Individuo", il nuovissimo blog di Marco Taradash, portavoce dei Riformatori Liberali. Il blog è raggiungibile all'URL http://riformatori.blogspot.com


Postato da: JohnGalt1975 a 20:38 | link | commenti

Flat Tax

di Antonio Martino

L’ultimo numero del Wall Street Journal dedica uno degli editoriali al gruppo crescente di Paesi che hanno adottato o stanno per adottare un sistema ad aliquota unica (flat tax), di cui ci siamo già ripetutamente occupati. Vale forse la pena ritornare sull’argomento.

La new entry, l’ultimo Paese in ordine di tempo a passare ad un sistema ad aliquota unica è anche il primo Paese europeo non ex-comunista: la Grecia. A partire dal 2006 potrebbe adottare un’aliquota unica del 25%, in sostituzione dell’attuale complessa struttura di aliquote multiple che arrivano al 40% e più. Secondo il ministro delle Finanze greco, la riforma si impone per ridurre la crescita esplosiva del deficit di bilancio perché un’eventuale diminuzione del gettito sarebbe più che compensata dall’aumento connesso alla crescita del tasso di sviluppo del reddito. La riforma deve ancora essere approvata ma ci sono buone probabilità che passi.

Diventerebbero così 11 i Paesi con un sistema fiscale ad aliquota unica: Estonia (24%), Georgia (12%), Grecia (25%), Hong Kong (16%), Lettonia (25%), Lituania (33%), Romania (16%), Russia (13%), Serbia (14%), Slovacchia (19%), e Ucraina (13%). Come se non bastasse, la riforma è stata ampiamente dibattuta ed ha costituito uno dei temi principali delle recenti campagne elettorali in Polonia ed in Germania. Quest’ultima, fra l’altro, ha in cantiere una riduzione dell’imposta sulle società dal 25% al 19%, anche se il confuso quadro politico uscito dalle recenti elezioni non consente di prevedere se il progetto verrà effettivamente realizzato.

A proposito di Germania, i conservatori in campo fiscale (quelli che si oppongono pregiudizialmente a qualsiasi modifica dell’esistente) hanno colto l’occasione per sostenere che la mancata vittoria di Angela Merkel sia da imputare proprio al fatto che il suo consigliere economico, Paul Kirchof, è un fautore dell’aliquota unica. In realtà, si può ragionevolmente sostenere che l’elettorato tedesco, quale che siano le opinioni politiche, è refrattario al cambiamento. Schroeder ha perso a favore della sinistra i voti di quanti erano contrarialle sue, peraltro timidissime, “riforme”, ed è possibile che la mancata vittoria della Merkel sia dovuta al fatto che i suoi propositi di riforma, non adeguatamente chiariti, abbiano spaventato alcune fasce di elettorato.

Tuttavia, i benefici di un sistema fiscale semplice e leggero sono ormai ampiamente dimostrati. Secondo uno studio della Hoover Institution di Stanford, California, il gettito fiscale in Russia con un’unica aliquota del 13% è cresciuto in termini reali del 28% nel 2001, del 21% nel 2002 e del 31% nel 2003. Come se non bastasse, l’aumento maggiore è stato quello pagato dai contribuenti più ricchi, che avevano un forte incentivo a non pagare (legalmente o illegalmente) le aliquote punitive pre-esistenti (50% e più), ma sembrano non opporsi a compiere il proprio dovere di contribuenti con un’unica aliquota del 13%.

Il punto merita di essere sottolineato: un sistema ad aliquota unica, dal momento che promuove lo sviluppo, dovrebbe piacere a quanti credono nella crescita economica; ma dovrebbe essere gradito anche a quanti si preoccupano della giustizia sociale e dell’equità distributiva. Esistono, infatti, modi perfettamente legali di sottrarsi ai propri obblighi fiscali, utilizzando le molteplici scappatoie offerte dal sistema attuale. Tali scappatoie sono disponibili, com’è ovvio, solo per i contribuenti più ricchi: chi vive di reddito fisso non ha scampo. Ricordo che molti anni fa il ministro delle Finanze dell’epoca (credo Formica) rese noti gli elenchi dei contribuenti che pagavano di più (più ricchi e/o più onesti?). Scoprii così che un mio amico tributarista aveva dichiarato un reddito che, specie allora, appariva astronomico: due miliardi di lire. Incredulo, chiesi ad un collega professore di Scienza delle Finanze se e come ciò fosse possibile. Mi rispose che aveva appreso da un giovane e brillante tributarista che, nel primo anno della sua attività, i suoi consigli avevano consentito ai suoi clienti di sottrarre (legalmente!) 600 miliardi di base imponibile all’erario. Anche se gli hanno dato solo lo 0,5%, concluse il mio collega, avrà guadagnato 3 miliardi.

L’adozione di un’unica aliquota, dal momento che comporta l’abolizione di tutte le scappatoie fiscali, rende impossibili tutte le forme legali di sottrarsi al fisco (elusione ed erosione nel gergo dei tributaristi) e costringe i ricchi a pagare di più. Non è un caso che in tutte le riforme fiscali dell’ultimo mezzo secolo (quella di Kennedy all’inizio dei ’60, di Reagan all’inizio degli ’80, quelle in Irlanda, ecc.) la riduzione delle aliquote ha determinato non solo un aumento del gettito complessivo ma anche un aumento della percentuale del gettito pagata dai contribuenti più ricchi con conseguente diminuzione di quella pagata dai contribuenti più poveri.

La flat tax stimola lo sviluppo economico, determina un aumento delle entrate tributarie, riduce drasticamente l’elusione, costringendo anche i ricchi a fare il loro dovere, riduce la percentuale di onere gravante sui meno abbienti, è infinitamente più semplice, con conseguente riduzione dei costi dell’adempimento: come stupirsi che venga adottata da un numero crescente di Paesi? Può anche darsi che, prima o poi, riesca a sbarcare anche in Italia.


Postato da: LiberaleEuropeo a 16:34 | link | commenti (1)

sabato, 05 novembre 2005

DELLA VEDOVA: "ASSEMBLEA NAZIONALE A DICEMBRE E POI RIFORME LIBERALI PER IL SUD"

Intervistato dal quotidiano L'Opinione (3 Novembre), Benedetto Della Vedova delinea i prossimi passi del nuovo movimento politico.

"Noi Riformatori Liberali lavoreremo per rendere maggiormente visibile, credibile e appetibile una scelta liberale, liberista, radicale all'interno della Cdl. E abbiamo già avuto notevoli segni di impegno concreto da parte del premier Silvio Berlusconi e dei vertici di centrodestra intervenuti alla nostra
manifestazione a Milano. A inizio dicembre è prevista una Assemblea nazionale dei Riformatori liberali, cui interverrà Berlusconi. Ma soprattutto stiamo avviando una serie di iniziative, in particolare rivolte al sud del nostro paese. L'obiettivo è quello di rilanciare con forza temi di riferimento liberale come quello della diminuzione, fino a cancellazione per un periodo di tempo, dell'imposta sul reddito di impresa. [...] Sul mercato del lavoro la nostra proposta
per il sud è la sospensione dell'articolo 18 per tutti i nuovi assunti con contratto a tempo indeterminato, al fine di creare, anche in modo scioccante,
condizioni per attrarre investimenti italiani ed internazionali."




Postato da: JohnGalt1975 a 23:02 | link | commenti (2)

L'Opinione - 04-11-2005 - Lettera
RILANCIAMO IL DIBATTITO PER LA CASA LAICA
(EMANUELE TARDITI)


Gentile Direttore,
nell'edizione del 25 ottobre '05 Lei afferma
l'impossibilità di creare una federazione laica ed
invita i riformisti ad aderire a Forza Italia. Tale
affermazione mi spiace poiché oggi Lei è la persona
che maggiormente ne può influenzare lo sviluppo,
infatti molti dei potenziali elettori leggono il suo
giornale e Le riconoscono una leadership morale, non a
caso da L'opinione che è scaturito il dibattito per la
Casa dei Laici. Ora è il momento di rilanciare il
dibattito e le azioni concrete non di ritirarsi. Per
tutti i laici che vivono nella CdL sarà essenziale
aggregarsi in un unico soggetto elettorale se
realmente vogliono dare più forza alle riforme fatte e
indirizzarla su scelte laiche. La recente storia
politica ha dimostrato che dall'unione di piccoli ed
impotenti partiti può nascere un soggetto elettorale
competitivo ed un reale progetto politico.

Si dovrebbe imitare l'Udc o la Margherita, composti da
gruppi che prima del 2001 non contavano molto, oggi
hanno un forte peso in coalizione. Questo dimostra che
la strada è percorribile anche se difficile e
probabilmente darà buoni risultati. Se si vuole una
Casa delle Libertà liberaldemocratica è essenziale il
rilancio della casa laica o per meglio dire la Lista
della Ragione, così denominata per evidenziare il
comune riferimento, inoltre è il modo più sensato per
i laici di centro destra di affrontare le prossime
elezioni. Tale progetto avrebbe il vantaggio di essere
un'innovativa e concreata alternativa alla
degenerazione della coalizione, certo ci sono
differenze tra tutti questi movimenti ma vi sono molte
proposte che uniscono. Quanto a Forza Italia non può
contenere laici dichiarati poichè ha scelto di
divenire il punto di riferimento in Italia del Ppe, in
breve essere una DC moderna!

A sostegno di questa mia teoria vi sono i dati dei
sondaggi è più in particolare di quello inerente le
Intenzioni di voto Ottobre 2005 pubblicato il
17/10/2005, realizzato da Dinamiche srl e diffuso da
Sky e Tg 24. Secondo tale rilevazione il 3,4% degli
elettori sono intenzionati a votare un partito della
CdL diverso da Forza Italia, An, Udc e lega Nord. Cosa
rimane dunque? Un qualunque movimento del mondo laico
presente nella coalizione, è facile osservare che
questi unti otterrebbero tale percentuale comportando
la sicura elezione di esponenti alla Camera dei
Deputati. Unendo militanti e risorse si otterrebbero
vantaggi nella propaganda e la penetrazione
territoriale, insomma vale la pena di provarci.


Postato da: JohnGalt1975 a 10:38 | link | commenti (1)

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