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Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, Presidente dei Riformatori Liberali - Radicali per le Libertà.
L’incontro di ieri tra Silvio Berlusconi e George Bush e l’intervento che il Presidente del Consiglio terrà oggi davanti al Congresso degli Stati Uniti rappresentano il miglior suggello per la politica estera del Governo, che chiude questi cinque anni, a nostro avviso, con un bilancio ampiamente positivo.
Da radicali non possiamo dimenticare, ad esempio, lo straordinario rafforzamento dei legami con la democrazia israeliana e la richiesta dell’ingresso dello Stato di Israele nell’Unione Europea. Così come abbiamo giudicato con estremo favore l’impegno del Governo, tutt’altro che scontato e tutt’altro che populista, a favore dell’ingresso della Turchia dell’Unione.
Quanto alla vicenda irachena, pur con i nodi tutt’ora irrisolti, il contributo della missione italiana allo sforzo angloamericano di sostenere la nascita di un regime democratico e costituzionale nell’Iraq per tanti anni sotto il giogo di Saddam resta, a nostro avviso, un punto d’onore per l’Italia. Mentre i radicali chiedevano “tutti a Baghdad!”, il centrosinistra, più o meno pilatescamente, si opponeva perfino al finanziamento della missione a Nassyria.
Un punto di distinzione, per noi, resta quello sulla crisi Cecena e il rapporto con Putin (troppo coccolato da tutti i leader europei, a partire da Romano Prodi). Sulla transizione della Russia alla democrazia e allo Stato di Diritto, infatti, noi condiviamo le preoccupazioni del Dipartimento di Stato Americano.
Si poteva fare di più? Certo. Ma che, considerando la storia dell’Italia repubblicana e immaginando quale sarebbe stata la politica internazionale dell’Unione Prodiana, si parli, a proposito di Berlusconi, di “majorette”, come fa la Rosa nel Pugno, ci lascia senza parole.
